Mia cara Merina,

Finalmente sono a Bel’zhun! Sebbene soffra a lasciare il nostro amato paese, sono certo che a Shurima farò fortuna. Zio Velius ha detto che, al di là dei miei doveri di cartografo, devo ritrarre “tutto ciò che meriti interesse, specialmente la fauna selvatica.” Solo per questo riceverò altri tre pezzi d’oro al giorno! Tieni a bada tua madre per un altro po’. Presto tornerò, e sarò un degno pretendente. Niente e nessuno potrà distogliermi dal mio obiettivo.

Qui sotto c’è una foto della vista dalla mia finestra. Mi sono messo a ridere quando il nostro locandiere ha definito la sua patria come una “città lussureggiante!”. L’ignoranza è un bene, direi.

 

Anche se mi paga regolarmente, devo ancora incontrare lo zio. È assurdo, di lui non ricordo altro che il suo incessante ripetere che “la linfa dell’impero è la nostra burocrazia.”

Mi ritrovo impiegato nel clero del nostro paese. La cosa divertente è che la mia missione si svolge non al suo interno, ma in queste terre barbare.

La mia missione di cartografo è inaspettatamente diventata più prestigiosa da quando ho acquistato un’antica mappa di pietra. Il venditore era ovviamente un ignaro tombarolo, o un ladro (come la maggior parte degli abitanti di Shurima), ma era un oggetto troppo prezioso per lasciarmelo scappare.

 

 

Oggi la carovana ha assoldato alcune squadre di Elujrav’i’, o “cavalieri della campana”.

Questi uomini ci faranno da esploratori e ci avviseranno in caso di pericolo. Il capo della carovana ha assunto anche alcuni Saih’Kharash’i, o “esploratori delle sabbie”. Questi contadini – poveri, anche rispetto alla media di questo misero paese – seguiranno la carovana in cambio di un pasto caldo. Se qualcuno dovesse inseguirci, ci lasceremo indietro questi sventurati come carne da macello.

Nel deserto meridionale si lotta per evitare lo Xer’Sai e le altre belve. Mi preoccupa il fatto che il mio ignoto benefattore continui a spingermi in questa terra ignota e primitiva.

 

 

 

Uno Xer’Sai morto.

L’esemplare, di dimensioni nella media, è stato ucciso alcuni giorni fa dopo aver eliminato un gregge di capre Eka’Sul. Le sue orrende carni grondano liquidi mentre si decompongono a una velocità innaturale. Non c’è da stupirsi che queste creature non siano commestibili. A quanto pare, lo Xer’Sai esce dalla sua tana e distrugge tutto ciò che incontra. Il fatto che quest’animale insignificante terrorizzi al tal punto le guardie della carovana la dice lunga sulla loro ignorante debolezza.

 

 

 

 

Abbiamo acquistato un Ralsiji per cinquanta securi. Questo gigante farà la sua figura nell’arena, ma non ha la ferocia dello Xer’Sai. Zio Velius ha detto alla squadra di trovare uno Xer’Sai vivo. Mi ha promesso trecento securi per ogni esemplare! Tra un mese potrei tornare a casa con tutto il denaro necessario alle nostre nozze! Spero che tuo cugino abbia desistito nel proposito di farti conoscere quello sciocco di Genden Belgaunt.

 

 

 

 

Siamo entrati nelle “Sai”, le pianure di sabbia e rocce acuminate tipiche dell’aspro deserto meridionale. Qui troverò finalmente queste misteriose creature che ossessionano lo zio. Spero di riuscire a lasciare questo miserabile paese e il suo assordante silenzio nel giro di due settimane. Nelle terre meridionali non si fa rumore. Non si ride. Non ci si intrattiene in conversazioni indolenti. I nativi stanno in silenzio vicini alle loro carovane, in attesa della campana che annuncia l’arrivo di predoni o fiere. Bramo il momento in cui potrò parlare liberamente e sentire di nuovo il dolce suono della tua voce.

 

 

 

 

Ieri ci ha attaccati uno Xer’Sai grande come il tuo cagnolino.

Per fortuna le nostre vedette l’hanno avvistato, e i nostri lancieri sono riusciti a eliminarlo. Ha ucciso una delle nostre guardie e i suoi compagni, giustamente furiosi, l’hanno fatto a pezzi. Avrei potuto vendere la belva per duecento securi, ma non posso biasimare le mie guardie per la loro reazione vendicativa. La vittima non è morta nelle nostre nobili arene in cerca di fama e fortuna: è stata massacrata da un essere immondo, che non desiderava né fama né ricchezza.

Anche se Shurima sembra un luogo terribile, pronto a punire chiunque lo visiti e tenti di sottomettere i suoi abitanti, mi vergogno di aver deriso il suo popolo.

 

 

 

Per settimane abbiamo sentito storie su Rek’Sai — una Xer’Sai di dimensioni, ferocia e velocità sconosciuta.

“Perfetta per l’arena”, ho riso ripetutamente leggendo le lettere dello zio. Potrà sembrarti folle che abbia denigrato il mio benefattore parlando con le nostre guardie e i nostri esploratori di Shurima, ma ho scoperto di sentirmi più vicino a loro che alle nostre tradizioni di Noxus. Il deserto mi ha cambiato. Il nulla mi ha fatto capire cosa conta davvero. Perché un uomo dovrebbe curarsi dell’arena? A cosa porta tutto questo? Solo l’immagine del tuo volto e del tuo sorriso mi permettono di sopportare l’orrore di questi luoghi. Pensare che Genden Belgaunt ti fa la corte, e che la tua famiglia lo consideri un valido pretendente, mi inorridisce.

 

 

Nonostante sia un luogo desolato, in questo avamposto ho trovato l’acqua potabile che mi mancava da tempo, e alla sua ombra per qualche ora ho trovato sollievo dal sole implacabile. Sembra che Rek’Sai l’abbia distrutto molto tempo fa. Poche settimane fa avrei considerato tutto questo come una sciocca superstizione degli abitanti del deserto. Ma ho visto troppa morte. Ho visto le ossa di migliaia di persone. Quale mostro può scatenare un simile orrore?

Temo che nonostante l’esperienza dei nostri cacciatori di Noxus non saremo in grado di catturare questa belva.

 

 

La tana di Rek’Sai.

Quale follia mi ha spinto a seguire i cacciatori di Noxus dello zio? E perché alle soglie del regno di questa belva non siamo fuggiti, nonostante tutto ciò che si parava davanti ai nostri occhi? Era come se fossimo sul ciglio di un abisso, costretti da un istinto ancestrale a sporgerci a costo delle nostre vite.

Per fortuna i miei amici di Shurima mi hanno convinto a tornare indietro prima che fosse troppo tardi. Vorrei aver ascoltato i loro consigli, quando mi dicevano di non prender parte agli eventi a cui ho assistito.

Non posso davvero descrivere cosa ho visto. Niente che accade nell’arena si avvicina all’inesplicabile orrore di questa creatura. Ciò che ho visto in un battito di ciglia mi tormenta senza sosta. Non dormo per timore di vederla di nuovo, e il suo ricordo infesta la mia mente. Le bestie sono una piaga che hanno distrutto questa terra, ma Rek’Sai è l’incarnazione della morte.

Spero di non vedere mai più questo terribile deserto, ma ora so che non potrò mai più tornare a Noxus. La potenza della nostra patria è un’illusione. Non siamo che dei bambini presuntuosi.

Voglio trovare un luogo vicino al confine di Demacia nella giungla meridionale – basta che sia lontano dalla distruzione scatenata da questa creatura. Vivresti lontana dalla nostra capitale? Purtroppo conosco la risposta. Devo accettare il fatto che ormai da tempo hai rinunciato alla mia fallimentare corte, mentre ero intrappolato in un limbo nel quale mi ero gettato da solo.

Ti mando questo manufatto di pietra grazie al quale ho disegnato le mie mappe. È un dono di nozze. Spero con tutto il cuore che sarai felice con Genden Belgaunt ma ti imploro – continuiamo a scriverci.

Con tutto il mio amore e la mia speranza, sarò sempre in attesa delle tue lettere al confine del nostro impero.

Tuo,
Aelon