Ombra e fortuna: Capitolo 1CAPITOLO TRE

Il Purificatore, La Città dei Morti, Santuario

 

Parte I

 

A sentire il nome di questo incubo composto da furia omicida e rabbia senza fine, la paura corse tra gli uomini di Miss Fortune.

L’ombra della Guerra

Un tempo il suo nome era Hecarim, ma nessuno sa se sia veramente così o se si tratti dell’invenzione di un cantastorie. Solo gli stupidi osano raccontare la sua leggenda alla luce di un camino e anche in quel caso hanno bisogno di abbastanza rum da affondare un veliero da guerra noxiano.

L’Ombra della Guerra avanzò uscendo dalla nebbia e Miss Fortune vide che non era un semplice cavaliere. Alla visione di quella creatura mostruosa un terrore gelido si impadronì di lei.

Forse un tempo Hecarim era stato davvero un cavaliere, uomo e animale due entità separate. Ora guerriero e cavalcatura erano un singolo, imponente colosso il cui unico scopo era la distruzione.

‘Ci hanno circondati.’ disse una voce.

Miss Fortune si arrischiò a distogliere lo sguardo dal centauro in armatura. Vide un’intera armata di cavalieri fantasma, le sagome circondate da una tremolante luce verde. Impugnavano lance e spade che irradiavano oscurità. Hecarim estrasse un terribile falcione uncinato, la cui lama emetteva fiamme verdi.

‘Conosci altri passaggi segreti per andarcene da qui?’ chiese Rafen.

‘No.’ disse Miss Fortune. ‘Voglio affrontare quel bastardo.’

‘Vuoi affrontare l’Ombra della Guerra?’

Prima che Miss Fortune potesse rispondere, una figura incappucciata balzò dal tetto di un negozio di granaglie e atterrò nella piazza. Si muoveva con agilità, ogni movimento sottolineato dalle falde di un logoro cappotto di cuoio. Impugnava due pistole: Miss Fortune vide subito che erano diverse da qualsiasi arma avesse visto sul tavolo di sua madre. Il bronzo lavorato avvolgeva quella che sembrava pietra incisa.

La piazza si riempì di luce. L’uomo incappucciato aveva scagliato una raffica di lampi accecanti dalle pistole che fece impallidire la distruzione subita dalla Pozza della Morte. L’uomo eseguì una piroetta mirando ai bersagli e colpendoli con rapidità. I suoi colpi bruciavano la nebbia e gli spettri urlavano mentre venivano divorati.

La nebbia arretrò da piazza dei Tagliaborse, portando con sé Hecarim e i cavalieri fantasma. Miss Fortune sapeva che si trattava solo di una ritirata temporanea.

L’uomo rinfoderò le pistole e si girò fissandola. Abbassò il cappuccio, rivelando eleganti lineamenti scuri e occhi tormentati.

‘Il segreto con le ombre,’ disse. ‘È portare abbastanza luce da farle sparire.’

 

Parte II

 

Olaf non era soddisfatto di questo destino.Aveva sperato di diventare una leggenda grazie alla sua epica battaglia con il krakenwyrm, ma di certo non per questa ignobile caduta verso la morte.

Forse qualcuno aveva assistito alla sua carica verso la bestia, perlomeno.

Poteva solo sperare che qualcuno lo avesse visto mentre veniva sollevato dal tentacolo fantasma e fosse scappato prima di vederlo gettato via come uno scarto.

Olaf si schiantò sul tetto di una delle case abbarbicate sulla scogliera. Che fosse lo scafo di una nave? La caduta fu troppo veloce per rendersene conto. Travi e vasi di terracotta precipitarono con lui attraverso l’edificio. Volti stupiti e urlanti gli volarono attorno.

Olaf sfondò un pavimento. Una trave di supporto gli spezzò il fiato mentre proseguiva la sua caduta dalla scogliera di Bilgewater. Rimbalzò su una roccia sporgente e sfondò una finestra con la testa, passando attraverso un altro pavimento.

Insulti rabbiosi seguivano il suo passaggio.

Sbucò in una giungla di corde, pulegge, bandiere e gagliardetti. Iniziò ad agitarsi e i suoi arti rimasero impigliati tra le corde. Il destino lo stava ridicolizzando, avvolgendolo in una nube di tessuto da vele.

‘Non così, maledizione!!’ ruggì. ‘Non così!’

 

Parte III

 

‘Chi sei? Dove posso trovare un paio di pistole come quelle?’ disse Miss Fortune, porgendo la mano al nuovo arrivato.‘Mi chiamo Lucian.’ disse, stringendole la mano con circospezione.

‘Mi fa molto piacere conoscerti.’ disse Rafen, dandogli una pacca sulla schiena come se fossero compagni da sempre. Miss Fortune notò che la confidenza di Rafen aveva messo a disagio Lucian, come se non fosse abituato ad avere a che fare con altre persone.

I suoi occhi esaminarono la piazza, le dita pronte sul calcio delle pistole.

‘È un piacere conoscerti, Lucian.’ disse Miss Fortune.

‘È meglio muoversi.’ disse. ’L’Ombra della Guerra tornerà.’

‘Ha ragione.’ disse Rafen, lo sguardo implorante. ‘Dobbiamo andare al sicuro, sbarrare tutti i boccaporti.’

‘No. Siamo qua per combattere.‘

‘Ascolta, l’ho capito, Sarah. Abbiamo conquistato Bilgewater e dobbiamo combattere per difenderla, per dimostrare che siamo migliori di Gangplank. Be’, l’hai appena fatto. Siamo andati nella Nebbia Oscura e abbiamo affrontato i morti. È più di quanto lui abbia mai fatto. Chiunque abbia guardato fuori dalla finestra l’ha visto. Diavolo, anche quelli che non l’hanno visto ne sentiranno parlare. Cos’altro vuoi?’

‘Combattere per Bilgewater.’

‘Un conto è combattere per Bilgewater, un altro è morire per Bilgewater.’ disse Rafen. ‘Sono favorevole alla prima opzione, non molto alla seconda. Questi uomini e queste donne sono venuti con te all’inferno, ora è il momento di uscirne.

’Miss Fortune guardò la sua compagnia di combattenti, spietati ma esausti. Ognuno di loro avrebbe venduto la propria madre per un ninnolo luccicante, ma avevano fatto tutto ciò che lei aveva richiesto e anche di più. Affrontare la Nebbia Oscura era la cosa più coraggiosa che avessero mai fatto e non poteva ricompensarli portandoli alla morte solo per il suo desiderio di vendetta.

‘Hai ragione.’ disse, sospirando. ‘Abbiamo finito.’

‘Allora che la fortuna vi assista.’ disse Lucian, voltandosi ed estraendo di nuovo le sue strane pistole.

‘Aspetta.’ disse Miss Fortune. ‘Vieni con noi.’

Lucian scosse la testa. ‘No, nella nebbia c’è uno spettro che devo distruggere. Un tempo si chiamava Thresh, il Guardiano della Catena. Gli devo una morte.’

Miss Fortune vide che le rughe attorno agli occhi di Lucian si erano fatte più profonde e riconobbe l’espressione che lei stessa aveva portato dopo la morte di sua madre.

‘Ti ha portato via qualcuno, vero?’ disse.

Lucian annuì lentamente e non parlò più. Il suo silenzio valeva più di qualsiasi parola.

‘È evidente che non è la prima volta che affronti i morti.’ disse, ‘Ma se rimani qui da solo non supererai la notte. Forse per te non è un problema, ma chiunque sia la persona che questo Thresh ti ha portato via, non vorrebbe che morissi oggi.’

Gli occhi di Lucian si abbassarono per un secondo e Miss Fortune vide che portava un medaglione d’argento al collo. Brillava alla luce della luna: era la sua immaginazione o un artificio della nebbia?

‘Vieni con noi.’ disse Miss Fortune. ‘Troveremo un riparo sicuro fino a domattina e potrai provarci di nuovo.’

‘Sicuro? Dove saremmo al sicuro in questa città?’ disse Rafen.

‘Forse conosco il posto giusto.’ disse Miss Fortune.

 

Parte IV

 

Avevano da poco lasciato piazza dei Tagliaborse e stavano dirigendosi a ovest, verso il Ponte del serpente quando incontrarono l’uomo del Freljord. Pendeva da un albero maestro come un cadavere avvolto nel sudario e appeso al patibolo. A differenza della maggior parte dei cadaveri, questo continuava a divincolarsi come un pesce appena pescato.Era circondato da un mucchio di detriti. Miss Fortune guardò verso l’alto cercando di capire quanto a lungo fosse caduto attraverso le case della scogliera.

Parecchio, evidentemente. Era un miracolo che fosse ancora vivo.

Lucian sollevò le pistole, ma lei scosse la testa.

‘No, questo è dal lato giusto dell’esistenza.’

Urla smorzate venivano dal mucchio di stoffa, insulti che avrebbero provocato un pestaggio a morte in diversi territori, gridati con un forte accento del Freljord.

Miss Fortune appoggiò la punta della spada sulla stoffa e tagliò verso il basso. Un uomo enorme e barbuto cadde sul ciottolato, come un cucciolo di foca appena partorito. Puzzava di pesce e interiora.

Si alzò in piedi barcollando e impugnando un’ascia la cui lama sembrava un frammento di diamante dei ghiacci.

‘Da che parte sono i Moli del Sangue?’ chiese, caracollando come un ubriaco. Si guardò attorno, confuso, la testa ricoperta di graffi e bernoccoli.

‘In condizioni normali ti direi di seguire il tuo naso.’ rispose Miss Fortune, ‘Ma dubito ti sia rimasto un senso dell’olfatto.’

‘Ucciderò quel krakenwyrm dieci volte, se necessario.’ disse l’uomo. ‘Gli devo una morte.’

‘Non sei il primo a dirlo, stanotte.’ disse Miss Fortune.

 

Parte V

 

L’uomo del Freljord si chiamava Olaf ed era un guerriero della signora dei ghiacci. Dopo essersi ripreso dall’impatto, affermò che si sarebbe unito a loro per poter combattere lo spirito più pericoloso nella Nebbia Oscura.‘Vuoi morire?’ gli chiese Lucian.

‘Certo.’ rispose Olaf, come se la domanda fosse la più stupida possibile. ‘Cerco una fine degna di una leggenda.’

Miss Fortune lasciò il folle ai suoi sogni di morte. Finché avesse rivolto la sua ascia nella direzione giusta, era il benvenuto a unirsi alla loro corsa.

La nebbia li raggiunse tre volte, sottraendo ogni volta un’anima sfortunata al loro gruppo. Perfide risate echeggiavano tra gli edifici, il suono di una pietra per affilare strisciata contro ferro arrugginito. Stormi di uccelli spazzini gracchiavano dai tetti, in attesa di un banchetto di carne fresca alla luce della luna. La nebbia brillava di invitanti bagliori, come fuochi fatui ammaliatori in una insalubre palude.

‘Non guardateli.’ li avvisò Lucian.

Il suo avvertimento arrivò troppo tardi per un uomo e sua moglie. Miss Fortune non conosceva i loro nomi, ma sapeva che meno di un anno fa avevano perso un figlio a causa della febbre dell’oceano. Caddero dalla scogliera seguendo una visione che solo loro potevano vedere.

Un altro uomo si tagliò la gola con l’uncino prima che i suoi amici potessero fermarlo e un altro sparì nella nebbia senza lasciare tracce.

Una volta raggiunto il Ponte del serpente, la compagnia era ridotta a meno di una dozzina di membri. Miss Fortune non poteva provare rimorso, li aveva avvisati di non venire con lei. Se avessero voluto vivere per sempre, avrebbero dovuto chiudersi al riparo di portoni e incisioni di protezione, stringendo talismani a spirale della Donna Barbuta e pregando qualsiasi cosa portasse loro conforto.

Ma contro la Mietitura tutto questo non dava alcuna garanzia di salvezza.

Avevano passato decine di finestre sfondate e porte divelte rimaste appese ai cardini di cuoio. Miss Fortune teneva lo sguardo fisso davanti a sé, ma era impossibile non sentire gli sguardi accusatori delle facce raggelate all’interno delle case ed evitare il terrore dei loro ultimi momenti.

‘La Nebbia Oscura avrà ciò che le spetta.’ disse Rafen mentre superavano l’ennesimo ossario, le famiglie all’interno ormai fredde e senza vita.

Avrebbe voluto infuriarsi di fronte all’accettazione di un tale orrore, ma a cosa sarebbe servito? Dopotutto, aveva ragione lui.

Invece, si concentrò sulla sagoma confusa dell’edificio al di là del ponte. Si trovava al centro di un cratere nella scogliera, come se una possente creatura marina avesse strappato un enorme morso dalla pietra. Come la maggior parte di Bilgewater, era stato costruito usando resti lasciati dall’oceano. Le pareti erano di legno recuperato e rami di terre lontane; le finestre sottratte ai resti di navi portati a riva dall’acqua. Aveva una qualità particolare: non possedeva una singola linea dritta, in nessun punto. Gli angoli bizzarri davano l’impressione che si stesse in qualche modo muovendo, come se un giorno potesse decidere di piantare radici in un altro luogo.

La guglia era altrettanto sbilenca, scanalata come il corno di un narvalo. In cima c’era lo stesso simbolo che Miss Fortune portava al collo. Una luce tremolante avvolgeva l’icona e teneva a distanza l’oscurità.

‘Che cos’è questo luogo?’ chiese Lucian.

‘Il tempio della Donna Barbuta.’ rispose lei. ‘la casa di Nagakabouros.’

‘Ed è sicuro?’

‘È meglio che restare qua fuori.’

Lucian annuì e iniziarono ad attraversare il ponte. Così come il tempio verso cui erano diretti, anch’esso aveva un aspetto irregolare e ondeggiava sotto i loro piedi come se fosse vivo.

Rafen si fermò e guardò giù da un parapetto fatiscente.

‘Ogni anno è sempre più alto.’ disse.

Miss Fortune lo raggiunse e con riluttanza guardò giù dal ponte.

I moli e la Città del Ratto erano soffocati dalla Nebbia Oscura e la rete di gondolarme era appena visibile. La nebbia stava strozzando Bilgewater e stava spingendosi sempre più a fondo in città. Urla di terrore salivano verso di loro, ognuna una vita strappata e una nuova anima per la legione dei morti.

Rafen scrollò le spalle. ‘Tra qualche anno non ci saranno luoghi a Bilgewater dove non potrà arrivare.’

‘Tra qualche anno potrebbe essere successo di tutto.’ disse Miss Fortune.

‘Tutto questo succede ogni anno?’ chiese Olaf, con un piede poggiato al parapetto, del tutto sprezzante del precipizio.

Miss Fortune annuì.

‘Fantastico.’ disse l’uomo del Freljord. ‘Se non dovessi morire questa notte, posso tornare quando la Nebbia Oscura si alzerà di nuovo.’

‘Sai di che morte morirai.’ rispose Rafen.

‘Proprio così!’ disse Olaf, dandogli una pacca sulla schiena con una mano enorme e rischiando di farlo cadere dal ponte. Il freljordiano allargò gli occhi: una nube di tentacoli emerse dalla nebbia, srotolandosi per poi schiantarsi sulle abitazioni della Città del Ratto.

‘La bestia!’ gridò.

Prima che potessero fermarlo, saltò sul parapetto e si gettò nel vuoto.

‘Maledetto pazzo.’ disse Rafen mentre la figura di Olaf spariva nella nebbia sottostante.

‘Tutti gli abitanti dei ghiacci sono pazzi.’ disse Miss Fortune. ‘Ma questo era più pazzo della maggior parte di quelli che ho conosciuto.’

‘Portate tutti dentro.’ disse Lucian.

Miss Fortune sentì l’urgenza nel suo tono di voce. Si voltò e vide che stava affrontando una figura imponente avvolta in un mantello nero appeso a catene uncinate. Lo spettro era circondato da una malsana luce verde e in una mano aveva una lanterna. Miss Fortune provò paura, una paura come non le era più capitato da quando aveva visto sua madre morire e aveva guardato nella canna della pistola dell’assassino.

Lucian estrasse le pistole. ‘Thresh è mio.’

‘È tutto tuo’ disse lei voltandosi.

Guardò verso l’alto, mentre le ombre si avvicinavano al tempio. Il respirò le si smorzò in gola quando vide che Hecarim e i suoi cavalieri della morte si trovavano sull’orlo del cratere.

L’Ombra della Guerra alzò il falcione e i cavalieri fantasma spinsero i loro destrieri infernali verso il basso. Nessun cavaliere mortale sarebbe stato in grado di affrontare la discesa, ma questi erano cavalieri della morte.

‘Correte!’ gridò Miss Fortune.

 

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